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Gauguin
sosteneva : “Voi, pittori, che siete alla ricerca della tecnica del
colore, studiate i
tappeti e in essi troverete tutta la conoscenza ! ”.
Questo
mondo di colori è
magnificamente presente nei tappeti indiani annodati in cotone del
periodo coloniale dal 1800 al 1947, del tutto inediti per il pubblico
occidentale e perciò di grande interesse antiquario e storico.
La
particolare atmosfera indiana emerge chiaramente in questi manufatti,
con tutti i suoi splendidi colori: il colore delle città rosa del
Rajastan, dei templi policromi del Sud, dei sari indossati dalle
donne, dei costumi delle danze e delle feste; tutti colori ispirati
alla ricchezza cromatica che la natura della jungla e delle montagne
è capace di offrire.
L’uso
del cotone come materia prima da tessere, insieme con la varietà dei
colori, sono le principali ed originali caratteristiche di questi
preziosi manufatti, eseguiti dalla popolazione indiana durante la
colonizzazione inglese e quindi preziosa testimonianza dell’arte e
dello spirito indiano che resisteva ai canoni estetici occidentali
imposti dall’egemonia straniera.
I
tappeti venivano tessuti per le corti signorili e per i templi, come
supporto visivo alla meditazione e alla contemplazione, in quanto
erano considerati come un’ espressione della divinità.
L’induismo
afferma, infatti, che la divinità è ovunque in natura, per cui
l’artista, disegnando un fiore, un monte, un animale o un albero vi
vede riflessa l’immagine di un Dio.
I
colori che si ritrovano in questi tappeti richiamano, inoltre,
l’intensità straordinaria della natura indiana come il verde delle
risaie, il giallo delle calendule nei templi, il nero delle nuvole
monsoniche che in estate si addensano sui territori aridi e
sconfinati.
Per
ottenere simili colorazioni venivano utilizzate spezie e piante: per
il giallo si usava la curcuma, per l’arancione e le tonalità calde
e solari si mischiava l’hennè con le foglie di vite, il rosa ed il
rosso scarlatto si ottenevano dalla cocciniglia e dalla robbia; per i
bianchi ed i beige, invece, si utilizzava semplicemente il cotone
naturale, materiale considerato nobile e pregiato in tutto il paese.
Le
decorazioni presenti in questi tappeti sono caratterizzate
generalmente da una moltiplicazione dei dettagli su tutta la
superficie ed esprimono due stili principali: nell’India del nord
prevale lo stile indostano che è riconoscibile dalla presenza di
elementi islamici, mentre lo stile meridionale presenta elementi più
vicini alla cultura primitiva.
I tappeti raffigurati qui a lato, riassumono molte delle
possibili variazioni di questi due stili principali: le foto n.1 e n.2
indicano due magnifici
esempi della decorazione indostana. In particolare, possiamo qui
riconoscere il motivo con dettagli o arabeschi ripetuti
all’infinito: questo ritmo continuo del decoro facilita la
contemplazione ed è come un nastro senza inizio e senza fine, né può
averli, perché esprime la ricerca del divino, cioè di ciò che è
veramente illimitato. Inoltre, le sue caratteristiche di continuità e
di ripetizione, ben si adattano al tipico “horror vacui” dello
spirito islamico, cioè la diffidenza e l’angoscia per gli spazi
vuoti oppure occupati da pochi elementi ordinati rigorosamente, il
tappeto della foto n.1 ha una quotazione di mercato di circa quindici milioni
di lire, mentre quello raffigurato nella foto n.2 è quotato circa
trenta milioni. La foto n.3 indica un esempio dello stile del sud, con
decori più elementari ma non meno profondi per significati e
accostamento dei colori. Il tappeto della foto n.3, rappresenta un
motivo detto “ a medaglioni”, che in aggiunta alla particolarità
dei colori, esprime un pensiero ultraterreno. Il medaglione, infatti,
è il simbolo del cosmo e al suo interno contiene il passaggio per
accedere alla divinità, chiamato “Porta del Sole”; questo tappeto
ha sul mercato antiquario una quotazione di circa venti milioni di
lire. L’ultimo esempio qui raffigurato, nella foto n.4, è un
mirabile tappeto con decoro detto a “fitte grate” con fiori o
elementi stilizzati: questo particolare disegno simboleggia la
divisione tra il mondo terreno e l’infinito, con la possibilità
solo per i cosiddetti “Giusti”, di varcare tali grate ed è
quotato, infine, circa dieci milioni di lire.
Questi
tappeti sono dunque qualcosa in più di una piacevole e ricercata
decorazione e rappresentano un valido investimento sia per
l’assoluta novità nel campo dei tappeti d’antiquariato,
sia per i significati positivi
e profondi che esprimono, a prescindere dalla particolare religione
espressa.
Le
quotazioni sul mercato antiquario si mantengono per il momento stabili
e variano dai cinque, sei
milioni per quelli più semplici e di dimensioni ridotte, fino ai
trenta, trentacinque milioni per i tappeti di grandi dimensioni con
decorazioni particolarmente elaborate.
E’
da sottolineare inoltre, la buona conservazione della maggior parte di
questi manufatti, grazie anche alla loro precisa e qualificata
provenienza, elemento questo molto importante ai fini di un eventuale
acquisto.
Franca
Severini
Antiquari specializzati dove è possibile reperire questo tipo
particolare di tappeti antichi sono i seguenti:
Azizian
Via Colonnetta 5, Milano, tel. 02/5512802; Alberto Boralevi Via
Monalda 15/r (Torre degli Strozzi), tel. 055/ 211423 ;
Textilia di E.& R. Danon Via Margutta 8, Roma,
tel.06/3614094
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