Ville&Casali

n°03 - 2000: I colori e i simboli dell'India

Gauguin sosteneva : “Voi, pittori, che siete alla ricerca della tecnica del colore, studiate  i tappeti e in essi troverete tutta la conoscenza ! ”.  

Questo mondo  di colori è magnificamente presente nei tappeti indiani annodati in cotone del periodo coloniale dal 1800 al 1947, del tutto inediti per il pubblico occidentale e perciò di grande interesse antiquario e storico.

La particolare atmosfera indiana emerge chiaramente in questi manufatti, con tutti i suoi splendidi colori: il colore delle città rosa del Rajastan, dei templi policromi del Sud, dei sari indossati dalle donne, dei costumi delle danze e delle feste; tutti colori ispirati alla ricchezza cromatica che la natura della jungla e delle montagne è capace di offrire.

L’uso del cotone come materia prima da tessere, insieme con la varietà dei colori, sono le principali ed originali caratteristiche di questi preziosi manufatti, eseguiti dalla popolazione indiana durante la colonizzazione inglese e quindi preziosa testimonianza dell’arte e dello spirito indiano che resisteva ai canoni estetici occidentali imposti dall’egemonia straniera.

I tappeti venivano tessuti per le corti signorili e per i templi, come supporto visivo alla meditazione e alla contemplazione, in quanto erano considerati come un’ espressione della divinità.

L’induismo afferma, infatti, che la divinità è ovunque in natura, per cui l’artista, disegnando un fiore, un monte, un animale o un albero vi vede riflessa l’immagine di un Dio.

I colori che si ritrovano in questi tappeti richiamano, inoltre, l’intensità straordinaria della natura indiana come il verde delle risaie, il giallo delle calendule nei templi, il nero delle nuvole monsoniche che in estate si addensano sui territori aridi e sconfinati.

Per ottenere simili colorazioni venivano utilizzate spezie e piante: per il giallo si usava la curcuma, per l’arancione e le tonalità calde e solari si mischiava l’hennè con le foglie di vite, il rosa ed il rosso scarlatto si ottenevano dalla cocciniglia e dalla robbia; per i bianchi ed i beige, invece, si utilizzava semplicemente il cotone naturale, materiale considerato nobile e pregiato in tutto il paese.

Le decorazioni presenti in questi tappeti sono caratterizzate generalmente da una moltiplicazione dei dettagli su tutta la superficie ed esprimono due stili principali: nell’India del nord prevale lo stile indostano che è riconoscibile dalla presenza di elementi islamici, mentre lo stile meridionale presenta elementi più vicini alla cultura primitiva.

I  tappeti raffigurati qui a lato, riassumono molte delle possibili variazioni di questi due stili principali: le foto n.1 e n.2 indicano due  magnifici esempi della decorazione indostana. In particolare, possiamo qui riconoscere il motivo con dettagli o arabeschi ripetuti all’infinito: questo ritmo continuo del decoro facilita la contemplazione ed è come un nastro senza inizio e senza fine, né può averli, perché esprime la ricerca del divino, cioè di ciò che è veramente illimitato. Inoltre, le sue caratteristiche di continuità e di ripetizione, ben si adattano al tipico “horror vacui” dello spirito islamico, cioè la diffidenza e l’angoscia per gli spazi vuoti oppure occupati da pochi elementi ordinati rigorosamente, il tappeto della foto n.1 ha una quotazione di mercato di circa quindici  milioni di lire, mentre quello raffigurato nella foto n.2 è quotato circa trenta milioni. La foto n.3 indica un esempio dello stile del sud, con decori più elementari ma non meno profondi per significati e accostamento dei colori. Il tappeto della foto n.3, rappresenta un motivo detto “ a medaglioni”, che in aggiunta alla particolarità dei colori, esprime un pensiero ultraterreno. Il medaglione, infatti, è il simbolo del cosmo e al suo interno contiene il passaggio per accedere alla divinità, chiamato “Porta del Sole”; questo tappeto ha sul mercato antiquario una quotazione di circa venti milioni di lire. L’ultimo esempio qui raffigurato, nella foto n.4, è un mirabile tappeto con decoro detto a “fitte grate” con fiori o elementi stilizzati: questo particolare disegno simboleggia la divisione tra il mondo terreno e l’infinito, con la possibilità solo per i cosiddetti “Giusti”, di varcare tali grate ed è quotato, infine, circa dieci milioni di lire.

Questi tappeti sono dunque qualcosa in più di una piacevole e ricercata decorazione e rappresentano un valido investimento sia per l’assoluta novità nel campo dei tappeti d’antiquariato,  sia per i significati  positivi e profondi che esprimono, a prescindere dalla particolare religione espressa.

Le quotazioni sul mercato antiquario si mantengono per il momento stabili e variano dai  cinque, sei milioni per quelli più semplici e di dimensioni ridotte, fino ai trenta, trentacinque milioni per i tappeti di grandi dimensioni con decorazioni particolarmente elaborate.

E’ da sottolineare inoltre, la buona conservazione della maggior parte di questi manufatti, grazie anche alla loro precisa e qualificata provenienza, elemento questo molto importante ai fini di un eventuale acquisto.    

Franca Severini      

 Antiquari specializzati dove è possibile reperire questo tipo particolare di tappeti antichi sono i seguenti:

Azizian Via Colonnetta 5, Milano, tel. 02/5512802; Alberto Boralevi Via Monalda 15/r (Torre degli Strozzi), tel. 055/ 211423 ;  Textilia di E.& R. Danon Via Margutta 8, Roma, tel.06/3614094